News

Arriva il decreto “Chiudi Italia”

Pubblicato lunedì 23 marzo 2020

Negozi di pc, smartphone e informatica in generale resteranno aperti. Così come supermercati, farmacie, edicole, tabaccai, banche, Poste. Ma andranno a lavorare anche i dipendenti dei call center e dei corrieri. Rimane ancora lungo l’elenco delle attività commerciali e soprattutto industriali che rimangono ancora aperte. Con i sindacati che minacciano lo sciopero generale, per tutelare la sicurezza dei lavoratori, e accusano il Governo di aver subito le pressioni di Confindustria. Ora le aziende avranno a disposizione tre giorni prima di fermarsi: lo stop scatta dal 25 marzo.
Con il nuovo Dpcm firmato dal presidente del Consiglio, l’intervento del Governo – che nel provvedimento dello scorso 11 marzo aveva riguardato soprattutto il commercio – doveva puntare soprattutto su fabbriche e attività industriale. Secondo l’esecutivo, che ha ascoltato il parere degli amministratori locali delle regioni del nord più colpite dal coronavirus, ancora troppi lavoratori sarebbero costretti a recarsi sul proprio posto di lavoro, anche in settori che a prima vista non sembrano essenziali, mettendo a rischio la propria salute e quelle dei propri familiari.
Ma scorrendo l’elenco, sono ancora molte le attività che il governo ha deciso di non fermare. Almeno così la pensano sindacati: secondo Cgil, Cisl e Uil l’elenco dei settori che rimangano ancora aperti è ancora troppo lungo e sono pronti a annunciare uno sciopero generale. “Non era questo il testo concordato”, sostengono.
Valgono, ovviamente, tutte le limitazioni del precedente decreto, dai negozi non alimentari alle palestre, dai ristoranti ai cinema. Il decreto parla di “sospensione delle attività produttive industriali o commerciali” ad eccezione delle filiere necessarie e di quelle che consentano il funzionamento di queste ultima e indica un elenco di attività che potranno continuare a restare attive.

    CONVENZIONI

    Caricando...