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Bonino: priorità a lavoro e riordino dei conti pubblici

Pubblicato giovedì 9 maggio 2019

“Stimatemi di meno, ma votatemi di più”. Lo ha detto, ironicamente, l’ex ministro e Commissario Ue, candidata di +Europa alle Europee, Emma Bonino, commentando la calda accoglienza dei vertici di Confcommercio nel corso dell’incontro a Roma con il Consiglio Generale della Confederazione in vista delle elezioni europee. “L’ultima volta – ha aggiunto Bonino – il vostro calore non si è tradotto in un risultato elettorale corrispondente”.
Bonino ha sottolineato che “solo un altro Paese, oltre all’Italia, si sta condannando all’irrilevanza in Europa, con un piede dentro e uno fuori, prigioniero come l’Italia delle proprie ossessioni: la Gran Bretagna. Lì l’ossessione è l’invasione da fuori dell’Invincibile Armada, da noi la ‘vittoria mutilata’. È sempre colpa degli altri, ma i problemi li abbiamo creati noi con le nostre scelte e solo noi possiamo risolverli. Se non ci salviamo da soli non ci salva nessuno. Bisogna trasformare il bilancio dell’Unione europea da un bilancio di puri sussidi ad un bilancio che possa servire a finanziare i beni pubblici, ma per fare questo non possiamo avere un bilancio che sia l’1% del Pil. Lo Stato smetta di occuparsi delle municipalizzate, come Atac e Ama a Roma, che sono tutte in rosso. Mi vien da ridere pensando che la proposta di chiudere i negozi la domenica è giustificata dal fatto di poter stare più in famiglia. Si tratta di una misura retrograda, che non favorisce né il commercio né la famiglia né il lavoro, ma attacca la libertà d’impresa. Il tutto per difendere un’ipotetica famiglia del ‘Mulino Bianco” di cui io non ho memoria. Ho l’impressione che tutto questo alla fine favorirebbe gli acquisti su Amazon”.
E a proposito di lavoro, Bonino ha sottolineato che “il lavoro è un problema centrale ed è quello che va affrontato come un’emergenza prioritaria del Paese. Non è lo Stato che crea lavoro, ma l’impresa. Servono riforme strutturali, perché fondamentali per aiutare il lavoro, ma bisogna cominciare a ridurre il debito pubblico per una reale crescita. Serve poi una ristrutturazione del sistema educativo per una reale adeguamento alla domanda di lavoro”.
Poi, riprendendo una delle proposte di Confcommercio per l’Europa, ha osservato che “sarebbe utile parlare di unione bancaria europea ma nell’immediato mi sembra un pò irrealistico. Mi entusiasma di meno l’idea di revisione della direttiva servizi. Prima di pensare di rivederla, dovremmo dire al governo di smettere di violarla sistematicamente dando luogo a multe che poi gravano su tutti i contribuenti”.

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