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Chiusure domenicali: le reazioni

Pubblicato martedì 11 settembre 2018

Federdistribuzione: stop domeniche inopportuno
“Non vediamo la necessità e l’opportunità di intervenire in questo senso, le aperture domenicali sono un grande successo, certamente hanno dato un sostegno ai consumi in un momento di grande necessità per il Paese. Non si capisce la tempestività di questi tipo di intervento in una fase economica come questa”. Così il presidente di Federdistribuzione, Claudio Gradara, rimarca la posizione dell’associazione che riunisce le aziende della distribuzione organizzata.
C’è anche il tema dell’e-commerce: mettere limitazioni al commercio mentre le vendite on-line vanno a gonfie vele sarebbe “un handicap per l’intero settore”, aggiunge, rilanciando l’allarme occupazione. “Bisogna capire l’effettiva portata del provvedimento: con la soluzione più radicale ed il ritorno agli anni ’80, ossia all’azzeramento delle aperture festive, solo fra noi che contiamo 250 mila dipendenti ci sarebbe un esubero di 15-20 mila dipendenti. Noi rappresentiamo la metà del settore, il numero andrebbe moltiplicato per due”.

Eurospin controcorrente: nettamente a favore delle chiusure domenicali
Eurospin si smarca da altri player del commercio, dicendosi a favore del piano di stop domenicale portato avanti dal ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio. Per esprimere la sua posizione la catena di discount ha acquistato una pagina sul Corriere della Sera, proprio il quotidiano che ospita un’intervista al presidente di Federdistribuzione, l’associazione di ipermercati e centri commerciali, secondo cui il progetto mette a rischio 40 mila posti di lavoro.  “Ci sembra importante prendere una posizione netta a favore della chiusura domenicale – affermano invece da Eurospin -. Siamo convinti che l’iniziale diminuzione delle vendite sarà presto compensata dall’apertura di nuovi negozi”.

Camusso: un buon provvedimento
Arrivare ad un provvedimento per regolare le aperture dei negozi è “molto importante”: lo sostiene la segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso, ricordando la lunga battaglia messa in campo dal sindacato. “Il nostro sindacato da lungo tempo conduce una battaglia sul tema della regolazione delle aperture dei negozi, anche perché la totale liberalizzazione ha determinato condizioni di lavoro molto difficili. Che si arrivi quindi ad un provvedimento di regolazione credo sia molto importante”, ha detto Camusso, ospite della trasmissione ‘Omnibus’ su La7. “È inoltre importante – ha aggiunto – garantire a tutti i lavoratori del commercio l’applicazione dei contratti nazionali e integrativi. È sbagliata l’idea che pur di avere un lavoro lo si può fare a qualsiasi condizione senza avere le giuste retribuzioni e le giuste condizioni”.

Cisl: Di Maio apra tavolo con parti sociali
“Siamo molto attenti alla posizione del Governo che sembra intenzionato ad affrontare il tema delle chiusure domenicali dei centri commerciali, dopo anni di battaglie della nostra categoria dei servizi e del commercio, la Fisascat Cisl”. Lo sottolinea il segretario confederale della Cisl, Andrea Cuccello, responsabile del settore del terziario e dei servizi. “La nostra non è mai stata una battaglia di retroguardia. La liberalizzazione del governo Monti – ha spiegato il sindacalista – non ha portato alcun vantaggio concreto da nessun punto di vista: non ha prodotto maggiore fatturato per le aziende, nè un numero maggiore di posti di lavoro e non ha contribuito ad aumentare i salari. La Cisl registra da tempo una grande insofferenza tra la forza lavoro, impegnata nei vari punti vendita. Ricordiamo che il lavoro domenicale o festivo non viene retribuito, ma recuperato nei periodi di minor lavoro, ovvero si sta a casa, molte volte in maniera forzata, in momenti meno pregiati dell’anno”.

Filcams-Cgil: deregulation non ha aumentato posti
“In questi anni l’occupazione non è aumentata per effetto delle liberalizzazioni e quindi non si rischia di perderla. Non è migliorata la qualità del lavoro, ma solo contratti a termine e precari”. È quanto afferma la segretaria generale della Filcams-Cgil, Maria Grazia Gabrielli, a proposito degli effetti della legge introdotta dal governo Monti che ha liberalizzato gli orari e le aperture dei negozi.

Codacons: chiusure domeniche spingerà ad acquisti online
Secondo il Codacons, il divieto di aperture dei negozi nei giorni festivi determinerà la morte di migliaia di piccoli esercizi, con effetti negativi sul Pil e sull’occupazione e un sensibile spostamento degli acquisti verso l’e-commerce. “Dodici milioni di italiani fanno acquisti la domenica e i giorni festivi rappresentano per loro l’unica occasione per dedicarsi allo shopping e alle compere – spiega il presidente Carlo Rienzi. – Privarli di tale possibilità attraverso misure che bloccano le aperture domenicali equivale a dirottare gli acquisti dei consumatori verso l’e-commerce che, a differenza dei negozi tradizionali, non subisce alcun vincolo o limitazione”. In base alle proiezioni del Codacons il settore delle vendite online, che cresce in Italia a ritmi elevatissimi (+13,6% a luglio) e che nel 2017 ha registrato nel nostro paese un giro d’affari pari a 23,6 miliardi, sarà l’unico a beneficiare delle chiusure domenicali dei negozi, con un incremento del giro d’affari pari a +2,7 miliardi solo nel primo anno e come effetto diretto di un eventuale divieto di apertura nei giorni festivi per  gli esercizi tradizionali.

Federconsumatori: necessaria una norma condivisa
Per l’apertura domenicale dei negozi serve una “norma condivisa” che “rispetti le esigenze di consumatori e lavoratori”. È il parere di Federconsumatori, che in una nota osserva: “l’intervento del Governo che intende superare il Decreto Monti che ha predisposto la liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi è giusto, ma avviene senza un reale coinvolgimento dei soggetti interessati. Non c’è stato alcun incontro con l’obiettivo di mettere insieme i pareri dei sindacati delle associazioni dei consumatori e delle associazioni di rappresentanza delle aziende”. Per Emilio Viafora, presidente della Federconsumatori, “è necessario tenere conto che discutiamo di un settore dove operano piccoli esercizi, grandi distributori e piattaforme digitali. Il rischio è che misure non condivise, non ponderate e che non nascono da una costruzione partecipata, diano mano libera alle grandi piattaforme dell’e-commerce”.

Unione Nazionale Consumatori: proposta Di Maio assurda e anacronistica
“Una proposta assurda. Torniamo all’epoca dell’economia dirigista, quando a decidere se restare aperti erano i Comuni in riunioni fiume con commercianti, sindacati e associazioni di consumatori”, così Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, commenta le parole del vicepremier Luigi Di Maio sulle aperture domenicali. “Invece di lasciare libertà di scelta ad ogni singolo commerciante, che autonomamente può ora decidere se aprire o restare chiuso a seconda delle sue esigenze e convenienze, si impone una scelta dall’alto”, conclude Dona.

Della Vedova (+Europa): irrazionale imporre chiusure domenicali
“Imporre la chiusura domenicale agli esercizi commerciali è una misura irrazionale, anti-investimenti, anti-crescita e anti-occupazione (basta vedere le decine di migliaia di nuovi assunti nella grande distribuzione dopo il alva Italia del 2012). Ed è anche classista perchè sono moltissimi i consumatori delle fasce meno agiate che scelgono la domenica per gli acquisti con la famiglia nei centri commerciali”. Lo scrive su Facebook il coordinatore di +Europa, Benedetto Della Vedova. “Se Di Maio ritiene che servano ulteriori garanzie e benefici per chi presta lavoro festivo, da Ministro del Lavoro proponga nuove misure più efficaci. Ma Di Maio Ministro dello Sviluppo Economico, chiudendo negozi e centri commerciali la domenica, penalizza l’economia italiana e favorisce Amazon, Alibaba e gli altri colossi del commercio online i cui negozi virtuali non chiudono mai. E, infine, Di Maio – conclude Della Vedova – chiuderà anche i negozi di stazioni, porti e autogrill?”.

Siri (Lega): Io terrei aperto la domenica
“Se avessi un negozio e dei clienti che me lo chiedono, lo terrei aperto la domenica. Dopodichè dobbiamo anche dare ascolto alle tante richieste che abbiamo ricevuto in campagna elettorale e trovare una soluzione a  questo problema dei turnisti, gente in difficoltà che non  riesce a stare la domenica con i propri familiari”. È quanto ha affermato il sottosegretario alle Infrastrutture Armando Siri, interpellato dall’AGI. “Ma io sono per la libertà, normare per legge lo stop all’apertura domenicale mi sembra fare un salto indietro: questa però è la mia posizione personale, deciderà il partito”.

Bernini (FI): anche su orari negozi Di Maio farà dietrofront
“Le chiusure domenicali imposte per legge non sono un regalo a lavoratori e piccoli commercianti, ma ad Amazon e a tutti i siti di vendita online. Anche su questo tema il vicepremier Di Maio sarà costretto a ritrattare, a fare marcia indietro, quando si confronterà con la vita reale degli italiani. Non sono infatti le liberalizzazioni degli orari di apertura a mettere in difficoltà i negozi di vicinato ne’ a provocare la crisi delle famiglie italiane”. Lo scrive su Fb Anna Maria Bernini, capogruppo di Forza Italia al Senato. “Caro Di Maio, forse le sfugge che la stessa grande distribuzione – prosegue – ormai è stata ampiamente superata dalla vendita online. Amazon in molte città italiane riesce a consegnare in corso di giornata e in tutte le altre entro 24 ore. Quale sarà il prossimo provvedimento del ministro?  L’oscuramento di Amazon e di tutti i siti di vendita online il sabato e la domenica?

Carfagna (FI): chiusura forzata domenica è da sinistra anni Settanta
“Quasi un terzo delle famiglie italiane fa acquisti di domenica, spesso per mancanza di tempo durante la settimana. Chi lavora, ha figli e anziani a cui badare, va a fare compere quando può. E i centri commerciali sono spesso luoghi di incontro e di svago, per chi vive in posti isolati, nei paesi e nelle periferie”.  Così Mara Carfagna, vicepresidente della Camera e deputato di Forza Italia.    “Vogliamo chiudere i negozi a Natale, Capodanno, Pasqua? È una correzione di buon senso e di rispetto per la principale religione degli italiani. Ma con l’obbligo di chiusura domenicale rischiamo circa 50mila posti di lavoro, soprattutto quelli più precari – sottolinea Carfagna – Ne beneficeranno molto probabilmente i giganti del commercio online, che non potrebbero sperare in un favore migliore da Di Maio”.

Toti (FI): chiusura? Non è una buona idea
“Ma siamo sicuri che sia una buona idea chiudere i negozi la domenica? Penso proprio di no: perché poliziotti, carabinieri, infermieri e medici, giornalisti, guardie giurate, operatori ecologici, chi lavora nei cinema, in albergo, in un ristorante può fare turni festivi e chi lavora in un negozio e in un supermarket no? È una discriminazione doppia”. “Non solo i lavoratori hanno diritti diversi – scrive Toti – ma chi ha libera solo la domenica non potrà più neppure andare a fare la spesa con la famiglia, e le località turistiche? In un Paese dove il tasso di disoccupazione è ben sopra la media europea è normale pensare di perdere tutti questi posti di lavoro? Mentre nel mondo ormai i negozi stanno aperti giorno e notte, da noi si chiudono”.

Renzi (PD): chiusura domenica assurda, Di Maio su Marte
“Obbligare tutti alla chiusura domenicale, come vuole Di Maio, è assurdo: significa semplicemente far licenziare tanti ragazzi”. Lo scrive su Facebook il senatore del Pd Matteo Renzi. “Fateci caso: come per il decreto dignità, Di Maio tira fuori queste idee quando è in crisi di visibilità. Gli serve tenere l’attenzione su di lui, altrimenti sarebbe fagocitato da Salvini. Ma per inseguire i post di Salvini, Di Maio distrugge posti di lavoro. Sostenere che le famiglie si separino perché si lavora anche di domenica significa vivere su Marte. Di Maio si conferma il ministro della disoccupazione: se questo provvedimento sarà approvato, tanti ragazzi perderanno il posto di lavoro. Tanto hanno il reddito di cittadinanza, no?”, aggiunge.

Rosato (Pd): così Di Maio favorisce Amazon
“Amazon ringrazia! E già, perché dopo i licenziamenti per legge delle maestre fatto nel decreto dignità adesso, grazie a Di Maio, arriva quello di chi lavora la domenica nel commercio”. Lo scrive su Facebook il vicepresidente della Camera Ettore Rosato del Pd. “Una migliore regolamentazione a tutela dei lavoratori e dei piccoli commercianti si deve fare, giusto. Pensare di fissare per legge le abitudini di milioni di famiglie che sfruttano il giorno libero per lo shopping, vuol dire proprio fare un regalo alle vendite online e rendere la vita più complicata a tanti. Ci sono in gioco posti di lavoro – sottolinea – 40.000 stimano le aziende coinvolte”. “Ma tanto, il lavoro non conta! – conclude Rosato – arriva per tutti un bel sussidio: un ottimo ministro della disoccupazione”.

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