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Decreto Dignità, dubbio Iva sulla manovra

Pubblicato lunedì 6 agosto 2018

Tagliare gli sconti fiscali in modo selettivo, partendo ad esempio quelli che hanno impatto negativo sull’ambiente, oppure in modo lineare, riducendo la percentuale dello sconto oggi al 19%. Ma anche spingere ancora sulla spending review, anche se i margini sono oramai ristretti, o virare sul congelamento della spesa corrente. O ancora sterilizzare solo in parte le clausole di salvaguardia, per poter utilizzare parte del gettito aggiuntivo dell’Iva per attuare il contratto gialloverde.
Mentre si appresta a incassare il via libera finale al primo provvedimento simbolo, il decreto Dignità, il governo già è alle prese con la ricerca delle coperture per la prossima legge di Bilancio. Mentre si ragiona sull’opportunità di accompagnare o meno la manovra con un decreto fiscale collegato, come accaduto lo scorso anno, per anticipare l’entrata in vigore di alcune misure. Il veicolo sarebbe peraltro il più adatto se si decidesse, e la Lega rimane in pressing in questo senso, di far partire subito la “pace fiscale”.
Di ipotesi tecniche, sul tavolo, ce ne sono già parecchie, molte delle quali ripescate tra le proposte studiate già in passato, a partire dalla riduzione lineare delle tax expenditures. Di tempo per le decisioni politiche ancora ce n’è, e già al prossimo vertice a Palazzo Chigi, che si dovrebbe tenere in settimana, probabilmente si inizierà ad analizzare qualche capitolo più nel dettaglio.
I due azionisti dell’esecutivo, Matteo Salvini e Luigi Di Maio, hanno comunque già detto no a qualsiasi ipotesi di aumento della tassazione, anche se l’Iva sarebbe un aumento indiretto. Diverso sarebbe se si lasciasse salire l’imposta sul valore aggiunto solo per determinate categorie di beni, sfruttando le risorse per abbassarla su altri di largo consumo come già tante volte si è tentato di fare (dai prodotti per la prima infanzia alle bollette). Ma si tratterebbe comunque di aumenti di tasse. Stesso scoglio lo dovrebbe superare anche un eventuale taglio delle detrazioni, perché di fatto anche minori sconti si traducono in maggiori imposte da pagare.
La maggioranza, così come pattuito con il ministro dell’Economia, punta invece ad avviare il calo delle tasse, partendo dalle partite Iva e, se possibile, anche da alcune misure in favore delle famiglie, specie quelle numerose. C’è poi da finanziare anche il reddito di cittadinanza con il primo step rappresentato dalla riforma dei centri per l’impiego. Si cercherà, per quest’ultima misura, di utilizzare anche i fondi europei.
Intanto in Senato è scattato l’ostruzionismo, in particolare da parte del Pd: le commissioni Finanze e Lavoro dopo un’intera giornata sono riuscite a votare appena un centinaio degli oltre 700 emendamenti al decreto Dignità che saranno comunque tutti respinti (non ci sono nelle commissioni problemi di numeri, lo scarto medio è di almeno 10 voti). La seduta si protrarrà a oltranza anche oggi, nelle pause dell’Aula che deve licenziare anche il decreto Milleproroghe, ed è possibile che il via libera possa slittare a mercoledì mattina.

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