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Decreto “Dignità”: stretta sui contratti a termine

Pubblicato martedì 3 luglio 2018

Il decreto “Dignità” passa l’esame del Consiglio dei ministri che lo ha approvato ieri stasera, che sarà, secondo il vicepremier Luigi Di Maio “un primo passo in avanti, però io so benissimo che il nostro intervento non potrà prescindere dall’abbassamento del costo del lavoro” e “questo nella legge di Bilancio ci sarà”. Il provvedimento include anche un pacchetto fisco “light” con ritocchi al redditometro e lo slittamento della scadenza dello spesometro al 28 febbraio (dal 30 settembre).
Tutte confermate le misure per contrastare il precariato: nell’ultima bozza infatti salta la misura che impediva contratti di somministrazione a tempo indeterminato. Si prevede comunque che nel caso di somministrazione a tempo determinato valgano le stesse regole degli altri contratti con scadenza.  Quindi, per tutti i tempi determinati non si potranno avere più di 4 proroghe, con un limite di durata massima comunque non superiore a 24 mesi. Le nuove norme valgono anche nei casi di rinnovo dei contratti attualmente in corso.
Per incoraggiare le imprese a forme contrattuali stabili, inoltre, si prevede l’aumento dello 0,5% del contributo addizionale – attualmente pari all’1,4% della retribuzione imponibile ai fini previdenziali, a carico del datore di lavoro, per i rapporti di lavoro subordinato non a tempo indeterminato – in caso di rinnovo del contratto a tempo determinato, anche in somministrazione. In caso di rinnovo, e per i contratti oltre 12 mesi, tornano le causali: temporanee e oggettive o per esigenze sostitutive; connesse a incrementi temporanei, significativi e non programmabili dell’attività ordinaria; per picchi e attività stagionali. A ogni rinnovo i contratti avranno un costo contributivo dello 0,5% in più rispetto all’1,4% che già è a carico del datore di lavoro e che finanzia la Naspi. Stop, poi, ai licenziamenti selvaggi, attraverso l’aumento del 50% dell’indennizzo per i lavoratori ingiustamente licenziati. In caso di licenziamento senza giusta causa, l’indennizzo per il lavoratore può arrivare fino a 36 mensilità.
Secondo un  comunicato della Presidenza del Consiglio si va verso la semplificazione fiscale, “rivedendo il redditometro in chiave di contrasto all’economia sommersa”; si rinvia la “scadenza per l’invio dei dati delle fatture emesse e ricevute (spesometro)”. In particolare, “i dati di fatturazione relativi al terzo trimestre del 2018 possono essere trasmessi telematicamente all’Agenzia delle Entrate entro il 28 febbraio 2019, anziché entro il secondo mese successivo al trimestre”.
Infine, il decreto ministeriale che elenca gli elementi indicativi di capacità contributiva attualmente vigente (redditometro) “non ha più effetto per i controlli ancora da effettuare sull’anno di imposta 2016 e successivi”.

“In attesa dell’annunciata riduzione del costo del lavoro, tutta da verificare, il Governo decide di fare una grave marcia indietro sui contratti a termine introducendo, di fatto, forme di inutile e dannosa rigidità. Se l’obiettivo era quello di favorire la creazione di nuova occupazione, si va invece nella direzione opposta con l’aggravante di creare un periodo di incertezza e un ritorno del contenzioso. Le imprese del terziario e del turismo, le uniche che hanno creato nuova occupazione, anche durante le crisi, avranno dunque un freno allo sviluppo e agli investimenti”. Questo il commento di Confcommercio-Imprese per l’Italia alle norme sui contratti a termine contenute nel Dl “Dignità” approvato dal Consiglio dei Ministri. Unica nota positiva, “lo stralcio delle norme sullo staff leasing, che non avrebbe favorito assunzioni a tempo indeterminato e avrebbe penalizzato le imprese diminuendo le occasioni di lavoro stabile”.

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