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Fisascat, rivedere norme orari e aperture negozi e Gdo

Pubblicato lunedì 1 giugno 2020

Passata la fase della prima emergenza, contestualmente al progressivo ritorno alla normalità, “crediamo ci siano le condizioni per rivalutare scelte di deregolamentazione degli orari e delle aperture commerciali che in epoche recenti hanno avuto esclusivamente come risultato l’espandersi della crisi di interi format e una emorragia occupazionale molto seria che sarà complicato recuperare”. Così il segretario generale della Fisascat-Cisl, Davide Guarini, alla vigilia della festività del 2 giugno, rilancia sulla revisione del quadro legislativo in tema di orari e aperture commerciali.
“Il ritorno alla normalità deve necessariamente indurre a un equilibrato intervento normativo volto a ricondurre a condizioni maggiormente accettabili il sacrificio del lavoro domenicale e festivo per gli addetti del commercio e della grande distribuzione organizzata” ha aggiunto il sindacalista sottolineando che “il modello che propugna zero regole in tema di aperture e orari, oltre ad essere inadeguato a garantire condizioni accettabili di vita e di lavoro per le lavoratrici e i lavoratori, ha rappresentato in questi anni esclusivamente un moltiplicatore di costi di struttura ed ha prodotto, per corollario, chiusure e crisi occupazionali”.
La Fisascat-Cisl “è convinta che un altro servizio di vendita è possibile”, ha rimarcato Guarini evidenziando che “occorre conciliare bisogni ed esigenze dei consumatori e il diritto ad una vita sociale e relazionale normale degli addetti che vi operano. Assumere atteggiamenti ideologici pro aperture selvagge piuttosto che negare che l’evoluzione delle abitudini di spesa possano comportare una diversa articolazione delle prestazioni lavorative non serve” ha stigmatizzato.
“Sul tema degli orari e delle aperture domenicali e festive e delle condizioni di lavoro in tali giornate è auspicabile che tutte le parti coinvolte, a partire dai sindacati e dalle imprese fino al decisore politico, assumano orientamenti pragmatici e finalizzati a ricercare il migliore equilibrio fra interessi che pur non essendo antitetici sono obiettivamente contrapposti”, ha poi sottolineato il sindacalista. “Il risultato a cui tendere non deve essere la vittoria assoluta di un punto di vista sulle ragioni degli altri ma un compromesso che riesca a contemperare le esigenze di produttività delle aziende ed il diritto dei lavoratori del commercio e della grande distribuzione organizzata – ha concluso – ad una congrua astensione periodica dal lavoro nelle giornate festive e domenicali per la vita di relazione”.

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