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Il sistema dei buoni pasto genera una tassa occulta per pubblici esercizi e negozi alimentari

Pubblicato venerdì 14 febbraio 2020
Il sistema dei buoni pasto genera una tassa occulta per pubblici esercizi e negozi alimentari

Michele Ghiraldo, presidente provinciale Fida Padova e Vice Presidente nazionale della stessa Federazione, va dritto alla provocazione: “Il ministro Patuanelli e la ministra Catalfo vengano a consumare un pasto con noi, così gli spieghiamo bene cosa potrebbe significare per le imprese e per i dipendenti pubblici e privati non avere più la possibilità di pagare la spesa o il pranzo con i ticket”. Un’ipotesi, quella prospettata da Ghiraldo, molto concreta se, come sostengono unitariamente Fida e Fipe Confcommercio, Federdistribuzione, ANCC Coop, Confesercenti e ANCD Conad, non interverranno correttivi urgenti, a partire dalla revisione del codice degli appalti nella pubblica amministrazione.
Ma parchè tanto allarme? “Perché l’attuale sistema – continua Ghiraldo – genera una tassa occulta del 30% sul valore di ogni buono pasto a carico degli esercenti e così, di questo passo, per molti esercizi la prospettiva è quella del fallimento”.
In soldoni, tra commissioni alle società emettitrici e oneri finanziari, i bar, i ristoranti e i supermercati perdono 3mila euro ogni 10mila euro di buoni pasto incassati. Alla base di tutto c’è la distorsione causata delle gare bandite da Consip per la fornitura del servizio alla pubblica Amministrazione, che hanno ormai portato le commissioni al di sopra del 20% con un taglio drastico al valore nominale degli stessi buoni”.
“Sembra quasi – è stato detto dalle organizzazioni nazionali – che lo Stato abbia deciso di scaricare su di noi la sua spending review che, notoriamente, non riesce a fare da nessun’altra parte, dimenticando che il buono pasto è un servizio che già gode di agevolazioni importanti in termini di decontribuzione e defiscalizzazione”.
Il rischio, a questo punto, è quello di mettere in ginocchio migliaia tra pubblici esercizi e negozi della distribuzione peraltro già “scottati” dalla vicenda Qui!Group, azienda leader dei buoni pasto alla pubblica Amministrazione che, dopo essere stata dichiarata fallita a settembre 2018, ha lasciato 325 milioni di euro di debiti, di cui circa 200 milioni nei confronti degli esercizi convenzionati. “Non proprio un fulmine a ciel sereno – conclude Ghiraldo – motivo per cui le nostre rappresentanze nazionali hanno deciso di avviare un’azione di responsabilità nei confronti di Consip per aver ignorato i campanelli d’allarme in merito alla vicenda”.
La stazione appaltante per il servizio di buoni pasto all’interno della pubblica amministrazione, Consip, effettua le gare formalmente con il sistema dell’offerta economicamente più vantaggiosa ma, di fatto, proprio per la natura del buono pasto, al massimo ribasso. Nel corso dell’ultima gara aggiudicata a fine 2018, i 15 lotti, dal valore complessivo di 1 miliardo di euro, sono stati assegnati con uno sconto medio del 20% e con picchi al di sopra del 22%. Uno schema identico a quello del 2016, quando il ribasso medio si è assestato attorno al 15%. Questo livello di sconti, una volta sdoganato dal pubblico, sta diventando di riferimento anche per le gare private. Risultato: un esercente vende prodotti e servizi per valore di 8 euro ma ne incassa 6,18. Aggiungendo a queste commissioni altri oneri finanziari, su buoni pasto del valore di 10mila euro, gli esercizi si vedono decurtare 3mila euro.

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