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Obbligo Pos: in attesa delle sanzioni esplodono i costi

Pubblicato mercoledì 13 settembre 2017

Entro fine mese, in attesa del decreto apposito, scatterannoo le sanzioni per chi non si adegua all’obbligatorietà dei pagamenti elettronici tramite POS in vigore già dal 2015 per negozianti, liberi professionisti e ristoratori.
Il problema sono i costi: a due anni dalla disposizione, l’osservatorio di SosTariffe.it evidenzia come quelli sostenuti dai negozianti siano aumentati notevolmente, in particolare le commissioni di oltre il 19% dal 2015. I costi totali possono arrivare a 6.300 euro annui (oltre il 40% in più rispetto al 2015). Le commissioni più alte riguardano l’utilizzo di carte di credito rispetto al bancomat anche se non di rilievo, circa un punto percentuale: le commissioni addebitate per ogni transazione sono aumentate del 18,5% per gli acquisti con bancomat e del 19,5% per quelli effettuati con altra carta.
Dallo studio emerge anche che i costi più elevati sono sostenuti per il POS fisso piuttosto che per quello mobile. Tra costi fissi, canoni mensili e una tantum per i terminali, commissioni per carte di credito e bancomat, “il mobile payment diventa una vera e propria giungla che può spesso scoraggiare chi vorrebbe fornire un servizio completo al cliente” rileva lo studio.
Le proposte sono molto differenziate. Una prima importante differenziazione è nella scelta della tipologia di POS: quello fisso (collegato ad una linea fissa ADSL) o quello mobile (gestibile tramite smartphone). Il primo costo analizzato è la spesa una tantum per acquistare il terminale.
Secondo lo studio, mediamente per un POS  mobile si spendono quasi 61,7 euro, mentre per uno tradizionale circa 77 euro. Rispetto al 2017, in media, per acquistare il dispositivo POS si spende il 13,7% in meno rispetto al 2015, ma si tratta dell’unico ribasso rilevato in questo studio. A questo costo va aggiunto il canone mensile per il servizio. In media questo costo si aggira intorno ai 24,1 euro per il POS su linea fissa e 13,7 euro per quello mobile. Rispetto al 2015, dunque, i canoni medi per utilizzare il POS sono aumentati del 10,7% e questo incremento riguarda soprattutto i POS  mobili.
La spesa maggiore per attivare il pagamento elettronico nel proprio esercizio, tuttavia, l’esercente lo sostiene con la  percentuale dovuta su ogni transazione elettronica effettuata. In  questo caso i costi variano in base alla tipologia di carta scelta dall’acquirente. Se il cliente, infatti, pagherà con carta di credito, per ogni transazione il commerciante dovrà versare circa il 2,5% di quanto transato (2,44% con POS mobile e 2,72% con dispositivo fisso). Se invece la carta scelta è un bancomat l’addebito varia da 1,88% per un POS tradizionale a 1,95% con POS mobile. Per tutte le tipologie di esercizio analizzate le carte di credito risultano mediamente le più costose, mentre accettare pagamenti con il bancomat è più conveniente fino al 29% in base all’attività e al POS scelto (convenienza che nel 2015 era del 41%).

“In Italia sono già installati due milioni di Pos, più che in Francia e in Germania. E l’ipotesi di multare i negozi e le imprese che non si dotano di questo strumento, cosa che peraltro non è prevista in nessun altro Paese europeo, sinceramente ci sembra un atteggiamento persecutorio che non serve certo a favorire la diffusione della moneta elettronica. Confidiamo, quindi, che ci siano i margini per ripensare un provvedimento del genere”. Questo il commento del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli.

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