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Orari dei negozi: regolamentazione minima e rilancio dell’intero settore

Pubblicato venerdì 5 ottobre 2018
Orari dei negozi: regolamentazione minima e rilancio dell’intero settore

La nuova disciplina sugli orari dei negozi dovrebbe riguardare esclusivamente gli esercizi al dettaglio con esclusione delle attività da sempre non ricomprese in questo perimetro come i pubblici esercizi. Per quanto riguarda le giornate di chiusura obbligatoria, la nuova disciplina dovrebbe  individuare, nell’ambito delle festività, un numero minimo di giornate di chiusura, fissato dalla legge statale. La legge statale dovrebbe altresì fissare un ragionevole numero di ulteriori chiusure, rimettendo ad ogni Regione il compito di decidere le specifiche giornate (domenicali e/o festive) previa consultazione delle rappresentanze delle imprese, dei sindacati dei lavoratori, dei consumatori e degli Enti locali. Inoltre alle Regioni dovrebbe essere rimesso il compito di fissare le deroghe per opportune e accertate esigenze turistiche e territoriali. È questa in sintesi la posizione di Confcommercio espressa in audizione alla X Commissione Attività Produttive sulla disciplina degli orari di apertura degli esercizi commerciali.
Confcommercio ha ribadito la propria contrarietà alla turnazione dei negozi perché si introdurrebbe un obbligo di apertura in date fissate in via amministrativa, che è impossibile da controllare e di difficile gestione. Inoltre la turnazione sarebbe difficilmente conciliabile con un sistema che vede due soli settori merceologici (alimentare e non alimentare) e, assai spesso, la compresenza nello stesso esercizio, di più merceologie appartenenti a differenti settori.
Confcommercio, infine, ha evidenziato come la questione orari, pur importante, non sia sufficiente da sola a realizzare le condizioni per il mantenimento ed il rafforzamento del pluralismo distributivo. Servono politiche attive per ridare fiato ad un settore che ha bisogno di strumenti nuovi e innovativi. È necessario puntare quindi su misure fiscali, modificare la disciplina del commercio elettronico per garantire parità di regole nel fare impresa, progettare una nuova programmazione commerciale che faccia perno sulla rigenerazione urbana, diffondere l’uso degli strumenti elettronici di pagamento, offrire alle imprese strumenti di flessibilità per l’attività lavorativa, ad esempio l’estensione dei voucher alle aziende con più di cinque dipendenti e sviluppare l’innovazione e la digitalizzazione.

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