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Recovery Fund: Confcommercio, rivedere i metodi del Piano

Pubblicato mercoledì 9 dicembre 2020

Centoventicinque pagine per disegnare l’Italia del futuro dopo lo choc da Covid. È la bozza del Recovery Plan, il progetto nazionale di riforme che l’Italia dovrà inviare a Bruxelles per ottenere gli aiuti previsti dal “Next generation Ue”, dove a farla da protagonista è l’ambiente con 74,3 miliardi di dote. Nel complesso ammontano a 196 miliardi le risorse che saranno destinate alle sei macro-aree del Piano nazionale di Ripresa e Resilienza. Alla digitalizzazione e innovazione saranno destinati 48,7 miliardi, al settore Infrastrutture per una mobilità sostenibile 27,7 miliardi. Il capitolo “Istruzione e ricerca” può avvalersi di 19,2 miliardi, quello sulla parità di genere 17,1 miliardi. L’area sanità, infine, conterà su 9 miliardi oltre quelli già stanziati finora con i diversi interventi del Governo.
“La lettura dell’impianto e dei contenuti fin qui emersi conferma purtroppo quanto abbia fin qui negativamente pesato la mancanza di un metodo di confronto continuo e strutturato con le parti sociali proprio per mettere a punto quel  progetto chiaro, condiviso e coraggioso per il futuro del Paese richiamato dal presidente Conte”: così Confcommercio commenta i lavori in corso sul Piano Nazionale di Ripresa e di Resilienza.
“È un metodo – prosegue la Confederazione – che va invece tempestivamente messo in campo valorizzando così l’apporto di idee ed energie di chi rappresenta la realtà dell’economia e della società italiane e ne conosce fatiche ed attese. Per quel che più direttamente ci riguarda, ribadiamo che occorre un forte investimento – in termini di riforme, di risorse e di progetti – per valorizzare il contributo al rafforzamento della produttività, della crescita e della sostenibilità, della coesione sociale e territoriale che può venire dal mondo del terziario di mercato”.
“Si pensi ad esempio alla riqualificazione strutturale e delle competenze nel campo del turismo, alle infrastrutture necessarie per la migliore accessibilità del Paese e dei suoi territori, al rapporto tra commercio e città. E si pensi, ancora, a politiche e misure dedicate al sostegno dell’innovazione e della digitalizzazione del tessuto delle piccole e medie imprese, allo sviluppo dei servizi alle imprese e delle professioni, alla risorsa cultura, al lavoro dei giovani e delle donne”.
“Dunque – conclude Confcommercio – è necessario e urgente rivedere il metodo e rafforzare la qualità di scelte e progetti”.

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