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Rivolta (Confcommercio): sul Jobs Act non si ricominci da capo

Pubblicato martedì 26 giugno 2018

“Il Paese ha bisogno non di annunci, non di slogan: ci auguriamo che il governo si metta a lavorare con celerità su progetti concreti”. Lo ha detto Francesco Rivolta, direttore generale di Confcommercio, intervenendo all’assemblea dei soci di Conad Tirreno a Firenze.
“Il Paese – ha proseguito – ha bisogno di progetti, proposte: non attende miracoli, quindi è inutile che se ne annuncino, ma serietà di comportamenti, un uso responsabile del linguaggio, progetti realistici. Il Paese e le imprese attendono di sapere se saremo partner attivi in questa difficile Europa, oppure se saremo destinati a vagare senza meta verso improbabili alleanze internazionali”.
Rivolta ha sottolineato che “non siamo mai stati, lo dico a nome della mia organizzazione, filogovernativi ieri, e non saremo antigovernativi oggi, ma pretendiamo che la politica faccia quel che annunci e taccia su ciò che realisticamente non può fare”.
In tema di politiche economiche, “al governo chiediamo di non ricominciare tutto da capo. Sto facendo riferimento, ad esempio – ha aggiunto Rivolta – al Jobs Act: non abbiamo ancora esplorato tutti gli effetti positivi di questa manovra, si dia tempo”. Secondo Rivolta infatti “le riforme non generano cambiamenti dalla sera alla mattina, c’è un percorso, un tempo di maturazione: non potete costringere le aziende, che sono abituate a programmare, a non sapere dopodomani che cosa accade intorno al tema non irrilevante del lavoro”. Visto e considerato, sostiene il direttore di Confcommercio, “che questo governo affronta tanti problemi con decisione e determinazione, speriamo non solo apparente, incominciamo a dire  che riformare la Pubblica amministrazione è essenziale per la  vita delle imprese. Noi chiediamo meno burocrazia, e una burocrazia più efficace nel dare le risposte, e temo che la soluzione debba essere una: riformare la Pubblica  amministrazione significa che questo Stato si mette a ridisegnare le proprie competenze, riducendole all’essenziale”.

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