News

Sangalli: deficit di legalità significa deficit di crescita

Aggiornato mercoledì 6 dicembre 2017
Sangalli: deficit di legalità significa deficit di crescita

Il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, è intervenuto al tradizionale appuntamento con la giornata di mobilitazione nazionale a favore della legalità organizzata dalla Confederazione: “Legalità mi piace!”.
“Saluto e ringrazio – ha detto Sangalli – tutti coloro che ci stanno seguendo in streaming da tutta Italia e che mettono “a terra” questa giornata annuale di mobilitazione grazie alle loro iniziative e al loro impegno sui territori. Ripetere anno dopo anno questo nostro appuntamento di novembre dedicato alla legalità conferma la nostra attenzione a questo tema”.
“E la nostra convinzione – ha infatti precisato – che legalità e sicurezza sono prerequisiti di una democrazia compiuta e condizioni per un’economia sana e per un mercato che funziona. Deficit di legalità, ne siamo convinti, significa deficit di crescita. Dall’analisi del nostro Ufficio Studi emerge che la ripresa in Italia si è finalmente riaffacciata all’orizzonte. Ma purtroppo resta lenta e parziale. E siamo solo al primo tempo di una partita che è ancora lunga da giocare. Una partita che non si può vincere se non si risolvono i difetti strutturali della nostra economia. Difetti che, a nostro modo di vedere, si possono riassumere in 2 eccessi e 2 deficit: l’eccesso di burocrazia e di tassazione; il deficit di infrastrutture e legalità”.
“Qui – ha poi osservato Sangalli – siamo di fronte ad un paradosso. I reati diminuiscono eppure la percezione sulla criminalità rimane alta. Circa un’impresa su tre del commercio, del turismo, dei servizi e dei trasporti registra un peggioramento dei livelli di sicurezza rispetto ad un anno fa. Non solo: i costi economici dei fenomeni illegali a carico del terziario di mercato continuano ad aumentare, indebolendo le prospettive di crescita del Paese. Le perdite per le imprese del commercio e dei pubblici esercizi quest’anno ammonteranno a 28,4 miliardi di euro, con un aumento del 3,3% rispetto al 2016, mettendo a rischio oltre 180 mila posti di lavoro regolari. Per vincere la battaglia contro l’abusivismo, la contraffazione, le estorsioni, l’usura, il taccheggio, i furti, le rapine c’è solo una strada: promuovere la cultura della legalità”.
“Per questo – ha puntualizzato il presidente di Confcommercio – al Governo e alle Istituzioni chiediamo fermezza e determinazione contro ogni forma di illegalità, sostenendo l’azione fondamentale delle Forze dell’ordine e della Magistratura attraverso un forte impegno preventivo e repressivo con controlli serrati e pene certe. E agli imprenditori diciamo che Confcommercio è al loro fianco e che denunciare  si deve, perché è un dovere morale e giuridico;  si può, perché non si è soli davanti alle minacce della criminalità;  conviene, perché sottrarsi alla morsa della criminalità significa costruire sviluppo per la propria impresa e per la collettività”.  “Ho detto cosa chiediamo a Governo ad istituzioni e cosa diciamo ai nostri imprenditori. Voglio dire allora anche quello che facciamo e dobbiamo fare noi come parte sociale, come organizzazione collettiva, come grande corpo intermedio a servizio delle nostre imprese e del Paese. Realizziamo iniziative e progetti sui territori che hanno come filo conduttore la promozione e la diffusione della legalità. Denunciamo, numeri alla mano, le ricadute per l’economia e per la società che vengono dalle pratiche illegali e dalla concorrenza sleale. Raccontiamo che dietro ai fenomeni illegali, anche quelli che al cittadino comune magari sembrano banali come l’abusivismo e la contraffazione, ci sono sempre sfruttamento, lavoro nero, riciclaggio di denaro, rischi per la salute e per la sicurezza. Dimostriamo che acquistare merce contraffatta non significa aiutare, non significa risparmiare, significa solo alimentare una catena criminale con costi sociali altissimi. Collaboriamo attivamente ai progetti promossi dalle Istituzioni, in particolare con il Ministero dell’Interno. Infine, accompagniamo gli imprenditori, diamo loro voce, come nella straordinaria testimonianza di Antonio Cottone che abbiamo appena sentito. Fare giustizia – mi ha detto una volta un commissario di polizia locale – non significa semplicemente trovare e colpire i disonesti e i criminali. Questo è un passaggio certo indispensabile ma non sufficiente. Fare giustizia significa far sentire sicuri gli onesti. Guardate, dalla nostra indagine emerge che il 90% degli imprenditori del terziario di mercato dichiara di non essere armato. Se li sappiamo difendere, questo è un bene. Nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere cosa difendere tra quanto ha di più caro: libertà, incolumità, affetti, azienda. Nessuno dovrebbe rischiare la vita per fare il proprio lavoro onestamente. Nessuno dovrebbe trovarsi a scegliere, in momenti che possiamo solo immaginare nella loro drammaticità, tra la propria incolumità e un gesto gravido di conseguenze, morali, legali ed economiche. Per questo la storia degli imprenditori come Antonio e tanti altri che quest’anno hanno subito rapine, estorsioni, violenze è la nostra storia. È la storia di persone normali che meritano di vivere in un Paese normale. Un Paese dove fare impresa è una cosa seria ma non pericolosa, un Paese dove nel fare impresa si mette in gioco il proprio capitale e il proprio lavoro ma non la propria vita. Un Paese dove fare impresa significa essere intraprendenti, non intrappolati. Da soli, si soccombe. Al massimo, si resiste. In gruppo, insieme, si possono cambiare le cose”.
“Noi – ha concluso Sangalli – per i nostri imprenditori, vogliamo essere ‘il gruppo’. Noi ci siamo. La Confcommercio c’è”.

    Share

    CONVENZIONI

    Caricando...