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Tre ipotesi per la riforma Irpef

Pubblicato lunedì 20 gennaio 2020

Il tavolo ufficialmente deve ancora aprirsi ma già circolano almeno tre ipotesi per la riforma dell’Irpef. L’obiettivo comune ai partiti che sostengono il governo Conte, resta quello di un calo generalizzato del peso del fisco ma le strade per raggiungere il risultato, al momento, divergono ma dovranno quasi sicuramente passare per una revisione degli sconti fiscali e, probabilmente, anche dell’Iva.
Si va dal ‘modello tedesco’, che piace a Leu, alla riduzione delle aliquote accompagnato dal quoziente familiare, promosso dal Movimento 5 Stelle, cui si aggiunge l’idea di una revisione delle attuali percentuali del prelievo, con una attenzione mirata al ceto medio (fino ai 55mila euro di reddito) che finora è stato escluso dai vari interventi sulle tasse.
Di sicuro, per ora, c’è lo strumento con cui il governo metterà mano al sistema fiscale, quello della legge delega, che il ministro Roberto Gualtieri vorrebbe approvare entro aprile. Questi due-tre mesi serviranno quindi per trovare la sintesi nella maggioranza e anche per elaborare l’intervento nel modo più dettagliato possibile, in modo da andare avanti spediti con i decreti attuativi una volta che il Parlamento avrà dato il suo via libera alla delega.
Intanto, probabilmente già al Consiglio dei ministri della prossima settimana, vedrà la luce il provvedimento, quasi sicuramente un decreto legge, per il taglio del cuneo fiscale per i redditi fino a 40mila euro. Ancora si sta riflettendo sulla natura della misura (se con sistema misto bonus-detrazione o se solo bonus) ma, archiviato quello che da tutti è stato definito “il primo passo” sul fronte del fisco, si passerà alla riforma vera e propria. Al centro, assicura la viceministro M5S all’Economia Laura Castelli, ci saranno anche gli incapienti – cioè chi ha redditi sotto gli 8mila euro e non paga tasse – altra categoria esclusa finora dagli interventi fiscali: questi ultimi, nei piani pentastellati, potranno essere “destinatari di un assegno ad hoc”.
Altro pilastro del progetto M5S la riduzione delle aliquote da 5 a 3, alzando la no tax area e abbassando il peso complessivo del prelievo (al 42%, 37% e 23% rivedendo anche le fasce) e l’introduzione di un “quoziente familiare”, che tenga conto, cioè, della composizione delle famiglie.
Molto diversa l’impostazione promossa da Leu, che punta sul sistema da aliquota continua applicato in Germania, dove le tasse aumentano in modo proporzionale all’aumento del reddito.
C’è poi Italia Viva, che propone un totale azzeramento del meccanismo dell’Irpef, che risale agli anni ’70 su cui si è stratificata, negli anni, una selva di deduzioni e detrazioni. Nel 2018, ultimo anno censito, si contavano 513 ‘tax expenditures’, cioè voci che erodono la base impositiva, che valevano oltre 61 miliardi. A cui vanno aggiunti i numerosi regimi sostitutivi dell’Irpef (come ad esempio la flat tax per gli autonomi) e le diverse aliquote agevolate Iva. A diverse ipotesi di rimodulazione dell’imposta si era già guardato nel lavoro preparatoria della manovra, poi accantonate per il ‘no’ della politica.

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