Audizione davanti alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato. “Serve una strategia più organica per far crescere il potenziale dell’economia“.
Dopo l’approvazione del Documento di finanza pubblica (Dfp) da parte del Consiglio dei ministri il 22 aprile, ha preso avvio in Parlamento la fase di esame accompagnata dalle audizioni delle parti sociali e dei principali stakeholder economici e istituzionali davanti alle Commissioni riunite Bilancio di Camera e Senato.
Secondo Donatella Prampolini, vicepresidente di Confcommercio con incarico alle politiche fiscali e di bilancio, “il quadro macroeconomico delineato dal Dfp 2026 appare prudente e ragionevole, con una crescita prevista intorno allo 0,6% per il biennio 2026-2027. Tuttavia, una dinamica così contenuta non è sufficiente a ridurre il peso del debito pubblico né a colmare le fragilità strutturali del Paese. Il deficit, pur in calo progressivo, sconta il peggioramento del saldo primario, aggravato dai bonus edilizi, dalla crescita della spesa per interessi e dall’aumento della spesa corrente. Senza una crescita più robusta, ogni percorso di riequilibrio finanziario rischia di rimanere lento, fragile e fortemente esposto agli shock esterni”. In questo contesto, Confcommercio sottolinea la necessità di affiancare alla stabilità finanziaria una strategia più organica e continuativa di riforme, in grado di sostenere il dinamismo delle imprese e il potenziale di crescita dell’economia. “L’Italia – prosegue Prampolini – non ha bisogno soltanto di prudenza nei saldi, ma di una strategia più organica per far crescere il potenziale dell’economia, favorire un maggiore dinamismo delle imprese, oggi frenato da oneri regolatori e debolezza dell’innovazione”.
Sul fronte fiscale, Confcommercio accoglie con favore il Concordato Preventivo Biennale come strumento di miglioramento della compliance. Restano però aperte priorità irrinunciabili: ridurre il cuneo fiscale e rendere strutturali le detassazioni degli aumenti contrattuali e dei premi di produttività, estendere il taglio dell’aliquota IRPEF ai redditi fino a 60.000 euro e completare l’abolizione dell’IRAP, ancora limitata alle sole persone fisiche e ditte individuali. Sul credito, preoccupa il fatto che la ripresa dei finanziamenti continui a escludere le imprese con meno di 20 addetti, che rappresentano il 98% del tessuto produttivo italiano. È urgente ripristinare la graduazione delle garanzie del Fondo PMI nella configurazione del 2019, per sostenere concretamente chi ne ha più bisogno. Sull’attuazione del Pnrr e dei Fondi di Coesione persistono difficoltà sistemiche che richiedono risposte strutturali: stabilizzazione del personale nella pubblica amministrazione, rafforzamento degli enti locali e piena interoperabilità dei sistemi di monitoraggio.
Su energia, digitale e trasporti Confcommercio chiede di completare la riforma del mercato elettrico, rendere l’intelligenza artificiale accessibile alle PMI attraverso formazione e strumenti concreti, ed estendere i crediti d’imposta sui carburanti anche al GNL e al trasporto marittimo.
In materia di welfare, è necessario favorire il ricambio generazionale, sviluppare la previdenza complementare e riconoscere il ruolo della sanità contrattuale integrativa a sostegno del Servizio Sanitario Nazionale.
Infine, sul turismo, non è sufficiente puntare sulla visibilità delle destinazioni minori: occorrono infrastrutture, incentivi concreti e investimenti mirati per rendere le aree interne del Paese pienamente competitive e attrattive.
Dal Cdm via libera al Dpf
Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera il 22 aprile scorso al Documento di finanza pubblica 2026 aggiornando al ribasso le stime per il Pil, che nel 2026 e 2027 è visto in crescita dello 0,6% (+0,7 e +0,8 rispettivamente le stime precedenti) e nel 2028 dello 0,8% (+0,9% la previsione precedente). Il debito è visto al 137,1 nel 2025, al 138,26 nel 2026, al 138,5 nel 2027 e al 137,9 nel 2028, dati che “risentono ancora delle rate del vecchio Superbonus ci pesa per 40 miliardi nel 2026 e poi ci sarà la coda di 20 miliardi nel 2027, senza l’andamento del debito sarebbe stato discendente”, ha detto il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, in conferenza stampa.
“Abbiamo approvato il Dfp un po’ diverso rispetto a quello cui eravamo abituati: si tratta di una fotografia dell’andamento di finanza pubblica collegata all’andamento dell’economia. La naturale premessa è che non viviamo in circostanze normali, ma di tipo totolamente eccezionale e quindi le previsioni contenute nel documento, validate dall’Upb, inevitabilmente sono già oggi discutibili ma ahimè nelle prossime settimane meritevoli di ulteriori aggiornamenti”, ha aggiunto.
L’Italia, intanto, continuerà ad essere coinvolta nella procedura Ue per deficit eccessivo. Eurostat ha infatti ufficializzato che nel 2025 il rapporto deficit/Pil è stato del 3,1%, oltre la soglia massima del 3% come avvenuto per altri dieci Paesi (“maglia nera” la Francia a -5,5%).
Articolo tratto da confcommercio.it






