Vendite al dettaglio in flessione a fine 2025

11 Febbraio 2026

Per dicembre l’Istat stima un calo sia in valore che in volume rispetto al mese precedente, mentre su base annua c’è una crescita in valore e un calo in volume. Confcommercio: “dato inferiore alle attese”.

Fine d’anno in rallentamento per le vendite al dettaglio, che nel dicembre scorso sono diminuite sia in valore che in volume (rispettivamente -0,8% e -0,9%) rispetto al mese precedente, mentre su base annua l’Istat (link ai dati completi in pdf) c’è una crescita dello 0,9% in valore e un calo dello 0,2% in volume. Nell’ultimo trimestre del 2025, in termini congiunturali, incremento in valore (+0,3%) e in volume (+0,1%).

Gennaio 2020-dicembre 2025, dati in valore (base 2021=100). Fonte: Istat

Le vendita di beni alimentari scendono su base mensile (-0,9% in valore e -1,2% in volume) e aumentano su base annua (+0,3% in valore e +0,2% in volume). Medesimo trend per i non alimentari (-0,7% in valore e -0,8% in volume congiunturali e +0,2% in valore e in volume tendenziali). Per quanto riguarda questi ultimi l’Istat registra variazioni tendenziali eterogenee tra i vari gruppi di prodotti: l’aumento maggiore riguarda i Prodotti farmaceutici (+4,6%) e i Prodotti di profumeria, cura della persona (+3,8%), mentre il calo più consistente è quello di Utensileria per casa e ferramenta (-3,4%) e Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-3,3%).

Le vendita di beni alimentari scendono su base mensile (-0,9% in valore e -1,2% in volume) e aumentano su base annua (+0,3% in valore e +0,2% in volume). Medesimo trend per i non alimentari (-0,7% in valore e -0,8% in volume congiunturali e +0,2% in valore e in volume tendenziali). Per quanto riguarda questi ultimi l’Istat registra variazioni tendenziali eterogenee tra i vari gruppi di prodotti: l’aumento maggiore riguarda i Prodotti farmaceutici (+4,6%) e i Prodotti di profumeria, cura della persona (+3,8%), mentre il calo più consistente è quello di Utensileria per casa e ferramenta (-3,4%) e Calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-3,3%).

Rispetto a dicembre 2024, il valore delle vendite al dettaglio è in aumento per tutte le forme distributive:  grande distribuzione (+0,6%), imprese operanti su piccole superfici (+0,8%), vendite al di fuori dei negozi (+0,8%) e commercio elettronico (+3,1%).

Nel 2025 vendite in crescita in valore (+0,8%), ma volumi in calo (-0,6%)

Nel complesso del 2025 le vendite al dettaglio crescono in valore dello 0,8% rispetto all’anno precedente, ma sono in calo i volumi (-0,6%). Le vendite dei beni alimentari sono in crescita in valore e quelle dei beni non alimentari restano stazionarie, mentre per i volumi si registra una diminuzione per entrambi i comparti.

Tra le forme distributive aumento in valore nella grande distribuzione, soprattutto nei discount alimentari, e nel commercio elettronico, mentre sono in diminuzione quelle relative agli altri canali di vendita.

Confcommercio: “dato inferiore alle attese”

“Il dato sulle vendite di dicembre 2025 è inferiore alle attese, ma conferma come, sia pure marginalmente, nell’ultimo trimestre dell’anno vi sia stata una maggiore propensione all’acquisto da parte delle famiglie. In ogni caso, è la spesa per servizi – fuori dall’indice delle vendite al dettaglio – a sostenere i consumi. A conferma di un’intonazione lievemente meno negativa verso i consumi, le dinamiche congiunturali indicano una piccola variazione positiva dell’ultimo trimestre del 2025 rispetto al terzo trimestre. Resta il fatto che i consumi di beni hanno dimostrato, a dicembre e in tutto lo scorso anno, una pericolosa fragilità strutturale”: questo il commento dell’Ufficio Studi Confcommercio ai dati diffusi dall’Istat.

“Va anche detto che parte della debolezza, registrata su base mensile dai non alimentari, è derivata dalla decisione di anticipare a novembre alcuni acquisti. Al netto di tali effetti, emerge con chiarezza come le imprese di minori dimensioni abbiano vissuto un altro anno molto difficile, con una perdita in valore di mezzo punto percentuale rispetto alla crescita media (+0,8%) e, soprattutto, a grande distanza dal +2,9% del commercio elettronico e dal +3,2% dei discount alimentari. Questi gap devono essere colmati al rialzo se non si vuole proseguire con il processo di desertificazione commerciale che sta interessando le principali città italiane”, conclude l’Ufficio Studi.

Articolo tratto da confcommercio.it